Ci sei

perché ti vedo

ovunque

spunti

con un torsolo

di sorriso

da quando ho dipinto

la faccia

per la guerra

nelle strade desolate

dove la memoria

ha gettato

uno scempio di corpi

a sfamare gli occhi.

Così che se il cielo

è nudo,

in pancia

ho una coltre di nubi.

Se ti mostro la vertigine

tu non ritrarti

sono uno rocciatore

ma della prima ora

inciampo, si, crollo,

ma nel tuo tepore

arricciato e sparso.

Non ho che un filo

appeso all’ingenuità

che mi chiama a cogliere

dalla tua bocca

la saliva ed il veleno,

l’oliva e l’ossigeno.

A me riesce

difficile

ancora stare

sentendo il male

intessere tutto

come particella

elementare.

La prova

non è stata

superata

e le nostre cose

tutte attendono

sotto il pelo

della terra.

Tu che sei sicura

di quello che dici

allora convinci me

che la notte

piuttosto zitto

guardo il mondo voltarsi

da un’altra parte.

Io ricordo

tutto

e qui sto

gettato

come straccio

logoro

 

qui schiacciato

boccheggio

 

l’amore

a brandelli

Sono stato romanzo

scompaginato di occasioni

sperso in digressioni

il perché del male

 

poi racconto, essenziale

ridotto a monomi

di un solo essere

solo stare

 

 

poesia

inseguendo l’altitudine

fino all’ermetismo

al mutismo

 

ora poco altro

di un foglietto illustrativo

lista di assenze

di emergenze, dipendenze.

E’ farsi i contorni troppo scuri

ma le mie sono matite leggere

così che quando mi tratteggio

un attimo e sono ancora niente

 

c’è ora chi, che con lo scalpello

fissa fogge da rivestirsi le ossa

e c’è chi si sforbicia ma restano

le pagine sul volto stracciato

 

il resto è un grappolo nudo

il contrario di un racconto

nelle solitarie lenzuola si sta

spogliati e minuti individui.

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